
Le Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36526/2026, depositata il 16 ottobre 2026, sono intervenute sulle frodi legate ai crediti fiscali del Superbonus 110%.
La Corte ha chiarito che la creazione di crediti d’imposta inesistenti, attraverso fatture per operazioni inesistenti e successiva cessione del credito o sconto in fattura, può integrare il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Un passaggio particolarmente importante riguarda il momento consumativo del reato: secondo le Sezioni Unite, la truffa può perfezionarsi già con la comunicazione dell’opzione all’Amministrazione finanziaria e l’accettazione del credito da parte del cessionario, senza che sia necessario attendere il successivo utilizzo in compensazione.
La decisione assume rilievo anche nei procedimenti relativi ai sequestri preventivi e alla confisca.
Resta però fermo un principio essenziale: non ogni irregolarità relativa al Superbonus costituisce automaticamente un reato. La responsabilità penale deve essere accertata caso per caso, verificando la condotta, il ruolo concretamente svolto e la consapevolezza di ciascun soggetto coinvolto.
La pronuncia delle Sezioni Unite offre quindi un chiarimento importante su una materia ancora molto attuale, nella quale è necessario distinguere con precisione tra irregolarità fiscali, condotte fraudolente e responsabilità individuali.
Avv. Giovanni Ettore Sipoli
Studio Legale – Diritto Penale e Civile
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